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01/10/2007
Il valore di Parigi, il costo e il prezzo.
Avendo presente la notte di San Bartolomeo in cui i cattolici avevano sterminato i calvinisti francesi -gli Ugonotti-, Enrico IV di Francia si convertì al cattolicesimo pur di conservare il trono. La sua conversione avvenne con la partecipazione ad una messa di rito cattolico, e si narra che i quella occasione si lasciasse sfuggire la famosa frase “Parigi val bene una messa!”. Sarà forse per l’inflazione ma oggi Parigi costerebbe molto di più, anzi, come ci indicano gli economisti -sempre loro- dovremmo dire che oggi Parigi avrebbe un prezzo molto più alto. Il motivo di questa precisazione da parte degli economisti può apparire inutile, (e per molti resterà tale…), ma prima di dare un giudizio definitivo sull’argomento è bene sapere che le distinzioni tra prezzo, costo e valore di un bene sono alla base del sistema economico in cui viviamo. Le parole innanzitutto: per costo di un bene si intende la quantità di risorse economiche utilizzata per ottenere quel bene, in quel momento ed in quel luogo. Esempio: il costo di un litro di benzina acquistato alla pompa vicino la nostra abitazione include, il costo della materia prima (petrolio), il costo di estrazione, di raffinazione, il costo di trasporto via mare e via superficie dai pozzi fino alla pompa di benzina vicino casa, dove si aggiunge il costo dell’erogazione e gestione della pompa. A loro volta ciascuno di questi “momenti di costo” include i costi per le prospezioni geologiche, per le progettazioni ed installazioni, i costi dei macchinari e degli impianti e per le rispettive manutenzioni, i costi della manodopera e quelli amministrativi, per gli affitti dei depositi, per le licenze, per elettricità, consumi, pulizie etc. etc. etc…. Gli economisti aziendali hanno reso questo tipo di computo una vera scienza esatta, la “contabilità industriale”, che raggruppa questi costi in: costo di fabbricazione, costo di produzione, costo del venduto, oneri finanziari, etc. e li suddivide in costi fissi, costi variabili, costi standard e così via in funzione del processo produttivo. Tale scienza consente all’imprenditore di conoscere il costo effettivo sostenuto per produrre il proprio bene, e quindi di stabilire un prezzo di vendita che gli permetterà di competere sul mercato. Ai costi, si deve aggiungere, al momento di ogni passaggio tra colui che cede e colui che acquisisce un bene, la quota di profitto o di guadagno che il cedente richiede, ed in quel momento le sommatorie dei costi, più il margine di profitto, il “mark up”, diventano un “prezzo”, ovvero il prezzo di vendita. Forse ora diventa più comprensibile la differenza tra costo e prezzo di un bene, ma per avere un riferimento sempre valido si possono usare le allocuzioni di “costo di produzione” e “prezzo di vendita” sia per indicare due realtà contabili, un costo ed un prezzo espressi in numeri, sia per distinguere i due lati della medaglia dello scambio commerciale, che ci vede tutti, in un modo o nell’altro, acquirenti o venditori di qualcosa. Infatti tutti i lavoratori, semplici operai, impiegati o supermanager, da un lato sono un costo (il “costo del lavoro”) dell’impresa, ma dall’altro essi sono “venditori” della propria forza o capacità produttiva, per la quale hanno contrattato un prezzo in funzione delle proprie qualifiche e del tempo della loro vita che essi dedicano a quella attività (ora/lavoro). Il lavoro dell’uomo viene così incorporato dai beni in ciascuna fase di un processo produttivo, ed il tempo/lavoro, inteso come tempo di vita dedicato al lavoro, è la risorsa economica basica per la costruzione di tutta la piramide di costi/prezzi che noi conosciamo, per cui non esiste un prodotto che non includa, tra le risorse economiche utilizzate, il lavoro diretto o indiretto dell’uomo. Chiarito quanto sopra ci sembra opportuno sottolineare che Enrico IV di Francia molto probabilmente non era a conoscenza del costo o del prezzo di Parigi, ma ne conosceva intuitivamente il “valore”. In buona sostanza il valore di un bene non è una realtà contabile, come costi e prezzi misurabili oggettivamente, ma una risultante psicologica e soggettiva del rapporto tra l’individuo e i propri bisogni. Qualsiasi oggetto, bene, prodotto o servizio può avere valore diverso in funzione dell’individuo che lo acquisisce o lo desidera ed in funzione della situazione specifica in cui quell’individuo si trova. Un litro d’acqua assume “valore” diverso se l’individuo che ne ha bisogno si trova in un deserto o a casa propria, se serve per allungare il vino o per ingoiare una medicina, se viene utilizzato per un battesimo o per lavare l’automobile. E così pure un’ora del tempo della nostra vita assume valori diversi per ciascun individuo in relazione alle sue capacità ed aspettative, alla situazione di salute, alle circostanze ambientali e così via e si può dire che difficilmente due individui daranno una uguale valutazione di un’ora del tempo della loro vita, e quindi trovandosi a vendere il proprio tempo/lavoro, difficilmente stabiliranno un prezzo di vendita univoco, ma richiederanno il prezzo (lo stipendio o il salario) soggettivamente desiderati; ed analogamente accade per gli acquirenti dell’ora/lavoro o del litro d’acqua. Ma allora come vengono stabiliti i prezzi dei beni, o gli stipendi dei lavoratori ? Nei sistemi economici di tipo “dirigista” o ad economia pianificata, come venivano definiti i sistemi socialisti, era l’Autorità centrale, lo Stato, che stabiliva i prezzi dei beni, in funzione delle proprie finalità. Nei sistemi economici orientati sulla libera iniziativa, il prezzo dei beni viene determinato dalla continua negoziazione tra persone che domandano un bene e persone che offrono quel bene, nello stesso momento e luogo. Gli economisti definiscono questo processo virtuale “il mercato”. La distinzione tra costo, prezzo e valore quindi è la radice del rapporto dinamico tra domanda e offerta di un bene, sulla cui base si costruisce tutta la piramide dei costi e dei prezzi dei prodotti che consumiamo, gli stipendi ed i salari, e su cui di conseguenza si calcolano bilanci aziendali e prodotto interno, si computano le imposte e la ricchezza delle nazioni nonché, magia della contabilità, anche il prezzo di Parigi.
 

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