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26/10/2007
Fondi d’investimento e caciucco alla livornese.
Da sempre i pescatori sanno che non sempre si pesca il pesce desiderato e a volte si prendono poche prede piccole e di specie diverse. Quando succedeva questo il pescatore saggio non si perdeva d’animo: sceglieva, tra i pesci ed i frutti di mare a sua disposizione, quelli che riteneva più nutrienti o gustosi e poi, stando attento ai diversi tempi di cottura per ciascun tipo di pescato, preparava una bella zuppa di pesce. Alcune di queste zuppe di pesci misti sono risultate così azzeccate, per l’accostamento dei diversi pesci da diventare delle vere ricette di cucina, come la bouillabaisse marsigliese o il caciucco alla livornese. Vi chiederete a questo punto cosa c’entrano i fondi d’investimento con le zuppe di pesce… ebbene un po’ di pazienza. Anche gli economisti -sempre loro- sanno che non sempre un investimento da il rendimento desiderato. Questi economisti, si occupano non tanto di economia della produzione ma di “economia finanziaria”, ovvero (e ci perdonino gli esperti le esemplificazioni) di quella parte dell’economia in cui si scambiano dei titoli rappresentativi di valori economici. Le azioni o le obbligazioni di società, i certificati di credito o i buoni di deposito degli Stati, i titoli di debito dei privati cittadini, (cambiali, mutui o cessioni del quinto dello stipendio, crediti al consumo), i crediti per finanziamenti a imprese, per anticipazioni su fatture o su contratti commerciali ceduti, etc.etc., sono gli esempi di base di questi “titoli” rappresentativi di valori che spesso prendono la forma di foglietti di carta o, più recentemente, di registrazioni contabili nelle memorie elettroniche dei computers . Tutti questi “titoli” contemplano, in modi diversi, un proprio rendimento atteso. Infatti quando presto i miei soldi ad un’entità con un solido patrimonio, sono disposto ad accettare un minore ricavo per il denaro prestato, perché il rischio di mancata restituzione del capitale è basso. Se invece presto i miei soldi ad un’entità senza adeguate garanzie di restituzione, chiederò un interesse maggiore. Tutto ciò comporta che in questo “mare magnum” di titoli ce ne sono alcuni con basso rischio (di mancata restituzione) e basso rendimento (basso tasso di interesse) ed altri con alto rischio e alto rendimento, e poi tutte le ipotesi intermedie. Succede così che alcuni operatori finanziari (banche, finanziarie, SIM), che intermediano le masse di denaro della miriade di risparmiatori/investitori, si avventurano in questo mare magnum di titoli cercando di acquisire quelli migliori ovvero dei titoli con basso rischio e alto rendimento. Purtroppo, come sanno i pescatori, non sempre la pesca è fortunata, e capita che si peschino prede diverse e miste. Supponiamo così che il nostro “pescatore finanziario” acquisti un titolo (obbligazione privilegiata) con rendimento 5%, un Certificato del Tesoro con rendimento 4,3%, una partecipazione in una società di credito al consumo con rendimento 8,2% ma rischio altissimo, ed un titolo di deposito di una banca off shore con rendimento 1,7% ma rischio bassissimo: egli si troverà a fine giornata con un panierino di titoli che rendono, secondo una media semplice 4,8%. Tuttavia, per essere corretto, il calcolo deve includere sia gli ammontari, che le durate dei diversi titoli, sia il loro diverso rischio. Senza entrare nel dettaglio dei calcoli, supponiamo ancora che la media “ponderata” del rendimento di questi titoli risulti pari a 3,5%. A questo punto l’agente finanziario comprende che nessuno acquisterà mai da lui il titolo della partecipazione in una società di credito al consumo perché ha un elevato rischio di insolvenza, e potrebbe decidere di riunire i vari titoli in un unico pacchetto con valore nominale X e rendimento del 3,5%, e denominarlo con una sigla che ne sintetizzi la composizione come Cash Security Fund (CSF) oppure Binding Mortgage Bond (BMB). CSF e/o BMB a loro volta, con la loro nuova confezione, vengono ceduti sul mercato finanziario che, come noto, non chiude mai, ed incominciano a girare per il mondo, in cerca di compratori, e potrebbero così finire nel patrimonio di una società di assicurazioni o di un fondo pensionistico, o di una società di gestione del risparmio o nella cassaforte di un super ricco miliardario. Questi soggetti a loro volta potranno rivendere i titoli CSF o MMB, traendone un ricavo, o detenerli fino a scadenza ed incassarne il capitale più il rendimento del 3,5%. Nel corso di questo processo però può accadere che uno dei titoli che componeva il pacchetto si rivela inadempiente o insolvente: il debito rappresentato dal titolo non viene onorato. Succede allora che tutti i possessori cercheranno di vendere i propri CSF e saranno disposti a rinunciare man mano a parte del rendimento, a tutto il rendimento atteso, a parte del capitale e così via. Il CSF si svaluterà tanto da diventare carta straccia, ed ai possessori non resterà altro che intentare una lunga azione per recuperare quelle quote di CFS ancora valide, se esistenti. Una volta il caciucco alla livornese veniva consumato nelle osterie del porto e se il cuoco sbagliava la ricetta o se tra i pesci ce n’era qualcuno marcio, i clienti sapevano a chi addossare la colpa dell’indigestione o dell’intossicazione alimentare; il cuoco quindi stava molto attento a cosa metteva nella pentola. Oggi, nella agguerrita competizione economica odierna, può capitare che dei pescatori X vendano la loro quota di merluzzi tossici al ristorante Y che prepara zuppe di pesce, proprio per far crollare le vendite di zuppa Y, ottenendo il doppio risultato di vendere il proprio pesce marcio e di mettere in crisi il ristorante Y. Tornando quindi alla relazione tra fondi d’investimento e caciucco il consiglio è di mangiare il caciucco solo quando si è sicuri che sia fatto bene…..
 

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