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20/06/2008
Marlowe, l’avvocato e l’economia finanziarizzata.
Forse non tutti ricordano il disincantato investigatore Marlowe o il cinico Sam Spade del film “il falcone maltese”, ma certo risulterà più noto un detective come Sherlock Holmes, o il belga Hercule Poirot, e tanti altri che con una mancia ad un barista, una lente d’ingrandimento o l’agitarsi delle celluline grigie del proprio cervello, risolvevano intricati casi di delitti e omicidi. Oggi i colpevoli degli stessi delitti vengono scoperti investigando sulla scena del crimine (CSI), e quindi facendo analisi di laboratorio, spettrografie, tomografie assiali computerizzate, scansioni del suono, posizionamenti di satelliti come di microspie, confronti di compatibilità del DNA, di pagliuzze metalliche, di spore di funghi, o uova di insetti rari e consultando database di informazioni complesse, raccolte su tutti i cittadini, in reti telematiche mondiali gestite da supercalcolatori …. Tutti noi ne abbiamo un’idea che ci deriva dalla quantità di film e telefilm sull’argomento; dai tempi dell’avvocato Perry Mason, che, con i suoi due fidi collaboratori, si procurava prove a discolpa dei suoi assistiti, come uno scontrino della lavanderia o un’impronta digitale, ci siamo man mano abituati al detective-scienziato che scopre la contraffazione delle impronte della suola delle scarpe, o tracce ematiche fasulle, o il bulbo pilifero dell’assassino rimasto sull’arma del delitto … Quello di cui invece non abbiamo idea è: quanto costerebbe tutto questo armamentario di indagine? Quanto costa un’autopsia, un’analisi del sangue o del DNA, una TAC, una consultazione di database complesso, l’utilizzo di un satellite per l’intercettazione delle immagini, o di un software per la ricostruzione di un volto etc. etc. e come farebbe il buon avvocato Perry Mason a salvare i suoi assistiti senza ricorrere a controanalisi sempre più sofisticate, e sempre più costose? E soprattutto chi anticiperebbe a Perry Mason oggidì, le risorse finanziarie per poter accedere alle strumentazioni scientifiche e alle capacità professionali di tecnici, periti e scienziati, per dimostrare, ad esempio, che il sangue presente sulla scena del crimine era si del proprio assistito, ma risaliva a sei ore prima del delitto!? E chi finanzierebbe l’avvocato di una class action che intende dimostrare che i propri assistiti, pur essendo fumatori, hanno sviluppato un tumore a causa delle onde elettromagnetiche della vicina centrale elettrica e non a causa del loro vizio preferito? Beh! Se ve lo state ancora chiedendo non avete ben letto il titolo dell’articolo che parla di economia finanziarizzata, ovvero di quel processo per cui all’ampliarsi della domanda di beni e servizi, corrisponde un ampliamento dell’offerta di tali beni e servizi; l’ampliamento dell’offerta può essere ottenuto attraverso l’incremento della produzione fisica, o l’aumento della produttività degli impianti, o del valore aggiunto al bene o al servizio fornito (o ancora di un mix delle tre cose). Questo a sua volta significa che è necessario fare investimenti in quel settore economico, cioè richiedere risorse finanziarie agli investitori istituzionali; banche, fondi di investimento, società finanziarie e assicurative, azionisti e obbligazionisti etc. etc. È questa una parte del processo di finanziarizzazione dell’economia, che somiglia un po’ a quello precedente dell’industrializzazione dell’economia che fece scomparire le botteghe di produzione artigianale, ed a quello in corso del franchising commerciale, che sostituisce i piccoli negozi commerciali con la GDO (grande distribuzione organizzata). L’ingresso del capitale finanziario nella produzione industriale, che a sua volta aveva già dissolto la produzione artigianale, è stato abbastanza lungo e non sempre agevole. Il processo di finanziarizzazione dei servizi invece è avvenuto rapidamente e senza particolari difficoltà e procede rapidamente in tutti i settori delle antiche “professioni”: solo grandi studi di progettazione architettonica ed engineering riescono a partecipare alle gare per grandi commesse; solo associazioni di medici possono fondare ospedali o case di cura o “corporazioni dermoestetiche”, solo gli atelier di grandi stilisti possono sfilare a Parigi, e solo grandi studi di avvocati associati possono osare un contenzioso con il servizio legale di una multinazionale… Appare chiaro quindi che, in questo scenario, il piccolo professionista isolato difficilmente può prefigurarsi una comoda ed agevole carriera, ma si troverà, sempre più spesso a confrontarsi con realtà organizzate, in Studi Associati, di suoi “competitori” e non più colleghi. Tuttavia, come già si è verificato nelle economie più avanzate, gli Studi Associati di professionisti possono essere utili, in una prima fase alla “sopravvivenza” dei propri associati. Questi embrioni organizzativi dovranno poi man mano strutturarsi in forma di azienda, con ruoli e funzioni diversificate, e ampliare la gamma di servizi offerti. Infatti tra i vari studi associati di avvocati o commercialisti o medici o ingegneri e architetti etc. solo alcuni saranno in grado di fornire le garanzie di redditività, richieste dai finanziatori i quali non investono i propri denari per amore di giustizia o per lo sviluppo della bellezza, ma per trarne una rendita. Naturalmente questo processo, come tanti aspetti dell’economia, non è ineluttabile, ma, come direbbero gli inglesi “is a matter of fact”. Il detective Holmes, l’investigatore Marlowe, il buon avvocato Perry Mason, che con un pò di acume, una raccolta di leggi e, magari, un microscopio, riuscivano a produrre risultati professionali, appartengono, come le botteghe artigianali, al secolo passato.
 

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