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01/08/2008
IL CAVALLO E LA SPIAGGIA
Ricordo ancora con terrore misto a tenerezza la prima lezione di diritto all’università. Un professore saggio e terribile si rivolse all’assemblea degli studenti iscritti al primo anno con una domanda apparentemente senza senso: “cosa rappresenta per il diritto un cavallo che corre sulla spiaggia” e, di fronte alla platea stupita ed ignara lo stesso professore rispose “per il diritto il cavallo è un bene mobile che corre su demanio pubblico (la spiaggia – n.d.a.)”. Fu una vera rivelazione. Scoprii in seguito che quella domanda era stata posta a centinaia di migliaia di studenti al primo anno che mi avevano preceduto ma che non si trattava di una domanda banale. Lo scopo di questa “iniziazione” sui generis era quello di far capire agli studenti che il diritto fornisce uno schema per inquadrare e comprendere la realtà. Altro aspetto della rivelazione è che una volta compreso lo schema si è in grado di interpretare la realtà secondo diritto ovvero secondo giustizia, il che consente anche al giovane studente di avere i mezzi per comprendere e combattere il sopruso, la sopraffazione, la truffa anche laddove queste si presentino con la parvenza della legalità. Questa consapevolezza non mi ha mai abbandonato e tuttavia grande è la sensazione di impotenza che la accompagna. In una società in cui apparentemente il cittadino consumatore è al centro di ogni tutela i soprusi ormai non si contano più e francamente non passa giorno in cui io non sia costretto a masticare amaro. Basta scorrere i titoli di un giornale e subito ci si accorge di quanto poco conti la volontà di chi, in fondo, avendo votato, a buon diritto si aspetta di essere interpellato per le decisioni importanti e puntualmente viene ignorato. Penso a chi rischia di alzarsi una mattina e di ritrovarsi una megadiscarica accanto alla propria casa, a quelli che per andare allo stadio dovranno comprare il biglietto ed il tornello personale, a quelli che in ospedale per una operazione devono portarsi l’ombrello perché in sala operatoria ci piove e guai a lamentarsi, visto che la soluzione non è riparare il tetto, ma abbattere l’ospedale e ricostruirlo per intero. E tutto questo accade non solo in barba al diritto ed alla giustizia, ma anche e soprattutto in spregio alla morale ed al buon senso. Che fare? Reagire, arrabbiarsi o far finta di niente, adeguarsi per evitare quella fastidiosa sensazione di impotenza, illudendosi che sia una grande vittoria il non pagare i cinque euro dei costi di ricarica del cellulare? Io continuo ad arrabbiarmi, sono affezionato alla mia rabbia, mi fa sentire vivo e anticonformista e mi consente di contagiare ogni giorno altre persone che sonnecchiano e galleggiano in attesa di arrivare a fine giornata. Insomma, se non tutti possono vedere in un cavallo sulla spiaggia un bene mobile su demanio pubblico, sono sempre di più quelli che possono comprendere che leggere, informarsi, non accontentarsi di una spiegazione di comodo è un diritto cui non si può e non si deve rinunciare.
 

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