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25/09/2008
La serendipità, la pulce ed il federalismo fiscale.
Non vi sono soluzioni semplici a problemi complessi anche se molti problemi sono di semplice soluzione, come si intuisce dopo aver momentaneamente risolto un problema complesso con molte soluzioni semplici, applicate a caso e con una cospicua dose di … fortuna.
Quanto sopra vale per molti tipi di problemi, da quello di una dieta dimagrante a quello di una ricerca scientifica e non a caso proprio gli scienziati utilizzano il termine “serendipità” (da un romanzo ambientato sull’isola di Serendip attuale Ceylon) per indicare le scoperte scientifiche avvenute casualmente nel corso di esperimenti che avevano tutt’altra finalità.
Inoltre bisogna anche tener conto della capacità dello sperimentatore di interpretare i dati che derivano dall’esperimento: si narra infatti, tra gli studiosi burloni, di quell’entomologo che, studiando le pulci, voleva capire come mai queste saltassero; ne mise una sul tavolo e le intimò tre volte di saltare e la pulce tre volte saltò. Poi lo scienziato decise di tagliare le zampette alla malcapitata, la rimise sul tavolo e di nuovo le intimò di saltare, ma questa volta la pulce non saltò. Da ciò lo scienziato dedusse che le pulci hanno il senso dell’udito nelle zampette!
Se questo esempio calza col tema richiestoci del federalismo fiscale lo si potrà giudicare dopo alcuni chiarimenti terminologici. Le parole innanzitutto:
1. per federalismo si intende quel processo di nascita e formazione di un nuovo Stato che federa (dal latino foederare: unire con patti, associare), varie preesistenti entità politiche. Un esempio di tale processo è quello degli Stati Uniti d’America, uno Stato Federale, laddove alcuni Stati, già ex colonie inglesi, si associarono sulla base di scelte e convenienze politiche ed economiche e diedero luogo ad un ente sovraordinato ai singoli Stati. Il processo man mano unificò un territorio vastissimo, con una lingua, una moneta, una carta costituzionale, un esercito ed una serie di istituzioni ed organi “federali” cioè sovraordinato a quelli locali. Anche altri Stati hanno un’organizzazione federale, (Brasile, Germania, Russia etc.), basata sugli stessi principii e processi.
Nell’Italia preunitaria, divisa tra Stati e staterelli, il dibattito tra i pensatori, sulla forma di Stato da perseguire fu lungo e laborioso: alcuni -come l’abate V. Gioberti o i filosofi T. Mamiani, G. Ferrari, C. Cattaneo- propugnavano, per l’Italia del 1843, uno Stato confederale, sotto la guida del Papa, o federale sotto l’egemonia del Lombardo-Veneto degli Asburgo. Ma la storia, le convenienze politico-economiche e lo spirito della Nazione fecero giustizia di queste proposte, e l’Italia unitaria di Mazzini e Cavour fu il risultato politico del processo risorgimentale.
2. la parola fisco (da cui ‘fiscale’), deriva dal latino fiscus che era il cestello, la cassetta in cui si raccoglievano i tributi di competenza dell’Imperatore, (mentre i tributi dello Stato andavano all’aerarium). Ai giorni nostri il termine “fiscale” indica in generale tutto ciò che attiene la materia tributaria e le politiche di intervento pubblico nell’economia, atteso che il Fisco, ovvero la capacità di imporre e riscuotere tributi, è l’essenza del potere e contemporaneamente la struttura fondante degli Stati moderni.
Chiarito il significato delle parole risulta ancora da esplicare quello della locuzione “federalismo fiscale”, che letteralmente dovrebbe essere un “processo di associazione di entità politiche Statali basato sui tributi”, il cui esempio più calzante è …l’Unione Europea, ovvero un’entità politica sovranazionale, finanziata dagli Stati membri con quote dei propri tributi, che attua politiche fiscali comunitarie.
Invece, nel fuorviante gergo politichese, il ‘federalismo fiscale’ viene prefigurato come la potestà delle Regioni italiane di imporre e riscuotere tributi propri e utilizzare autonomamente le entrate fiscali. Questa potestà dovrebbe più correttamente essere definita “regionalismo erariale” o “fisco regionalizzato”, e ciò, come si dirà, non per pedanteria terminologica. Probabilmente attraverso la regionalizzazione fiscale, si intende risolvere problemi complessi, come quello di “diminuire il prelievo fiscale ed aumentare le risorse e i servizi pubblici ai cittadini, tutelando al contempo l’unità nazionale, la libertà di impresa, e le fasce deboli della società in un contesto di economia globalizzata”. Se questo è lo scopo del ‘federalismo fiscale” bisognerà predisporre, seguendo una metodologia razionale, strumenti adeguati e preparare le procedure ed i sistemi di controllo per poter prefigurare gli effetti delle varie misure da adottare e confrontarli con gli scopi attesi, come si fa negli esperimenti. Ed occorre anche utilizzare la terminologia più precisa possibile perché altrimenti l’esperimento, -dato che di questo si tratta- potrebbe rivelarsi simile a quegli intrugli fatti dai ragazzini che si divertono con il piccolo chimico senza leggere le etichette.
Gli unici elementi di valutazione di forme di ‘regionalismo fiscale’ ci provengono infatti o dal passato medioevale o rinascimentale -laddove ogni principato, signoria o municipalità imponeva e riscuoteva dazi e tributi secondo le necessità del signorotto locale- oppure dai consimili prelievi di carattere mafioso che stabilmente tartassano parti della penisola.
Oltre agli esempi del passato quindi risulta tutto da scoprire l’effetto di una regionalizzazione del fisco sull’economia nazionale, specie in un territorio come l’Italia, che appare così esiguo rispetto alle moderne dimensioni dei mercati ed all’influenza dei supertrust globalizzati. Gli elementi da considerare sono molteplici: le aliquote dei tributi diretti ed indiretti potranno essere diverse da regione a regione? Potranno essere introdotti dei correttivi territoriali a fronte di accise diversificate? Si potrà imporre un tributo di transito sul territorio regionale o un dazio doganale? Sarà possibile variare l’incidenza dell’IVA su beni diversi prodotti in regioni diverse? Ci sarà una “guardia di finanza regionale”? La riscossione sarà pubblica o data in appalto? Cui prodest? etc. etc.
L’effetto di una regionalizzazione del fisco inciderebbe in ogni caso sulla struttura fondante dello Stato e sull’economia nazionale che già annaspa nel traballante ordine economico mondiale.
Ma una considerazione meno politica va aggiunta: anche lo scienziato che tagliò le zampette alla pulce non aveva ben chiare le finalità dei suoi esperimenti, e forse aveva dei nobili fini, o delle proprie impellenti necessità, per andare avanti a tentoni, ma invece di fare una scoperta utile ed imprevista, finì solo per mutilare inutilmente e senza gloria una piccola pulce. |
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