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13/10/2008
GOLDRAKE POTEVA PERDERE ... e noi con lui.
A volte studiare la storia militare impone che si dia una sbirciatina anche alla strategia. Dopo un po’, inevitabilmente, si crede di avere un metodo di valutazione delle tattiche altrui talmente valido e ineccepibile da considerare con sufficienza – anzi di disapprovare apertamente – persino le decisioni di un Cesare, Napoleone, Von Manstein, Israel Tal o Norman Schwarkopf. E’ come imparare a guidare l’automobile: nel primo anno l’euforia del principiante aumenta esponenzialmente le probabilità di incidente. Come sfogare allora in modo del tutto innocuo la propria capacità di analisi nuova fiammante senza fare o farsi del male? La risposta è Goldrake. La trama è semplice: gli alieni guidati da un sovrano malvagio (re Vega) vogliono conquistare la terra. Un solo eroe (il Principe Actarus) si oppone alla conquista con il suo robot gigante (Goldrake). Alla fine i cattivi alieni vengono sconfitti e l’eroe torna al suo pianeta, rinato a nuova vita. Inizialmente la scena è idilliaca e pacifica. L’eroe, di cui nessuno conosce la vera identità, si gode la tranquillità della fattoria in cui vive e di cui segue piccoli problemi quotidiani (il cucciolo smarrito, la festa del paese, le avances della bella di turno). D’improvviso la scena cambia: la luna si fa rossa e i cattivi attaccano. L’attacco è sempre o quasi rivolto a una città del Giappone che viene sistematicamente distrutta da un enorme mostro meccanico. L’eroe interviene prontamente e, dopo aspra battaglia, vince. L’episodio si conclude con il ritorno alla scena idilliaca dove l’atmosfera di guerra si dissolve e lascia spazio alla banale, gioiosa quotidianità. Gli errori strategici e tattici balzano agli occhi con solare evidenza. Il primo attacco della saga viene compiuto dagli alieni con una impreparazione assoluta e senza che sia predisposta una preventiva azione di intelligence. Anzi, aggiungo che la inefficacia dell’intelligence aliena rimane costante ed è imbarazzante pensare che occorrano quasi venti episodi prima che il nascondiglio di Goldrake venga individuato. La storia militare è piena di esempi in cui le informazioni raccolte sul campo (catturando prigionieri, infiltrando agenti o intercettando le comunicazioni altrui) possono conferire a chi attacca (ma anche a chi si difende) un vantaggio decisivo in battaglia. Il Generale Montgomery fu costantemente informato in anticipo dall’intelligence britannica sulle mosse di Rommel in Africa (WWII) e se ne giovò, mentre i suoi predecessori dovettero spesso agire alla cieca, perdendo battaglie su battaglie. Questo esempio introduce il secondo elemento importante in battaglia: la sorpresa. Un esercito che attacca dovrebbe tenere conto del fattore sorpresa eppure, ogni volta che l’Esercito di Vega lo fa, la luna “arrossisce” ed i difensori possono preparare le contromosse adeguate. Anche un esercito che abbia una superiorità in armi e uomini schiacciante non può fare a meno del fattore sorpresa. A Salerno nel 1943 il Gen. Clarke non volle effettuare un preventivo bombardamento della costa e tentò la carta della sorpresa. I tedeschi, che sapevano già tutto e lo aspettavano, lo accolsero con calore, mentre in Normandia nel 1944 furono completamente sorpresi. Altro problema: gli alieni non sfruttano mai la superiorità numerica, ma preferiscono attaccare costantemente uno contro uno piuttosto che scagliare tutte le proprie risorse in una unica battaglia risolutiva. Un po' come accadde nelle guerre Areabo-Israeliane. Le battaglie, poi, si susseguono a distanza di molto tempo l’una dall’altra, il che consente all’unico difensore di concentrare le proprie risorse conseguendo il miracolo di una parità o addirittura di una superiorità locale. Ma non è tutto. Pur avendo un evidente problema di logistica e di rifornimenti (il pianeta Vega è molto lontano) gli alieni continuano a sprecare risorse inutilmente. Caso eclatante è quello dei così detti "minidischi" che, all'inizio di ogni combattimento, vengono sistematicamente lanciati dai generali di Vega all’attacco di Goldrake senza che abbiano alcuna possibilità di vittoria e che vengono inesorabilmente distrutti in numero cospicuo. Certo, inizialmente essi hanno funzione di supporto all'immancabile “mostro di Vega” e Goldrake è costretto a disperdere preziose energie per distruggerli prima di affrontarlo. Goldrake, però, può contare sul suo alleato Alcor, il cui veicolo diviene sempre più competitivo ed al quale viene lasciato il compito si affrontare i minidischi, consentendo a Goldrake di concentrarsi nel combattimento col mostro. Tuttavia anche dopo aver acclarato la inutilità di un attacco preventivo di minidischi, gli alieni insistono con la loro tattica suicida: mi chiedo quale esercito possa permettersi continue emorragie di uomini e mezzi senza che il morale si affievolisca e lo spirito combattivo venga meno: anche i giapponesi, alla fine del '45 faticavano a trovare volontari kamikaze. Ancora. Sembra incredibile, ma in campo alieno non vi è un significativo progresso tecnologico. Mentre a Goldrake si affiancano nuovi veicoli che gli consentono di combattere su ogni terreno (Goldrake 2, Delfino Spaziale, Trivella Spaziale etc…), gli alieni si limitano ad adottare un nuovo tipo di mostro più potente: metà robot e metà bestia e non c’è mai una seria analisi dei punti deboli di Goldrake, anzi nel momento in cui tali punti deboli vengono individuati e Goldrake scampa per miracolo alla distruzione, nella battaglia successiva tale vantaggio viene pervicacemente ignorato. In poche parole la strategia degli alieni, già deficitaria, non viene mai cambiata, al contrario, quella di Goldrake si arricchisce e diviene progressivamente più offensiva fino alla battaglia conclusiva e vittoriosa sulla Luna. Infine, tra gli alieni non vi è un comandante unico che decida una saggia strategia (uno Yamamoto, un Moshe Dayan), ma più comandanti in conflitto tra loro, tutti preoccupati di compiacere il sovrano piuttosto che elaborare una strategia corretta che prenda le mosse dagli errori commessi (il paragone con la Germania nazista balza agli occhi). A questo punto, però, dopo questa ponderosa premessa e dopo aver passato anni ad ammirare le gesta dell'eroe solitario sono quindi giunto ad una dolorosa conclusione: Goldrake non ha vinto, hanno perso Vega e i suoi alieni, ma il nostro eroe ha sfruttato al massimo le sue poche risorse e alla fine ce l'ha fatta. In guerra come nella vita e sul lavoro è importante avere una buona preparazione di base, conoscere in anticipo i piani dell'avversario/concorrente/nemico, adottare una efficace strategia e applicarla con feroce determinazione, cercando di adeguarla ad eventuali imprevisti. Sperare in un benevolo destino non è mai sufficiente. Ora però scusate devo andare, è sera e la luna è diventata rossa.....
 

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