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19/11/2008
Economia monetaria, economia finanziaria e la casalinga Maria.
Riepilogando dal precedente articolo sull’argomento: l’economia cosiddetta “reale” è identificabile con l’economia della produzione di beni e servizi; l’economia finanziaria è invece identificabile con attività contrattuali attinenti investimenti, assicurazioni, finanziamenti, ovvero titoli rappresentativi di beni o diritti. Si è evidenziato che il punto di contatto tra le due è facilmente rintracciabile nel Bilancio di una qualsiasi azienda che abbia bisogno di una assicurazione o di un finanziamento nelle sue varie forme, ed infine si è accennato a come, nelle articolate relazioni economiche attuali, anche una crisi finanziaria possa avere effetti sulla economia reale. Ma se avete avuto la pazienza di leggere quell’articolo, vi saranno forse sorti altri interrogativi (quale è il trait-d’union tra i diversi settori dell’economia? Cosa è l’economia finanziaria? etc. etc.) per cui sarà necessario un altro piccolo sacrificio del vostro tempo. Per decenni, al progressivo sviluppo dell’economia industriale e delle forme di organizzazione della produzione, si è avuto il parallelo e progressivo articolarsi di forme e modalità dei contratti di assicurazione del rischio e di finanziamento o di impiego di capitali, che hanno man mano raggiunto elevati livelli di sofisticazione e specializzazione. Per lungo tempo la partecipazione del capitale nelle imprese era limitata all’acquisto di azioni e obbligazioni, e si supponeva che il detentore di moneta, optasse tra investire in azioni o lasciare i propri soldi in banca, in funzione del “tasso di interesse” ovvero della remunerazione della moneta: quando il tasso di interesse è alto si portano i soldi in Banca, quando è basso si portano in Borsa. Queste osservazioni fanno parte di un ulteriore branca dell’economia, l’economia monetaria, che studia gli effetti delle quantità di moneta presenti in un sistema economico, la velocità degli scambi monetari, e la remunerazione dell’uso della moneta, ovvero tasso di sconto e tasso di interesse. Gli studiosi della materia avevano evidenziato che la moneta viene detenuta per tre scopi: transattivo, precauzionale e speculativo. Ciò è un po’ come dire che la casalinga Maria, quando va al mercato, porta nel suo borsellino una certa quantità di soldi (80%) per comprare cibarie e detersivi, una certa quantità di soldi (15%) da usare in caso di un contrattempo, per l’assicurazione o per il proprio fondo pensione, ed una certa quantità di soldi (5%) da depositare sul libretto di risparmio per “speculare” sul tasso di interesse. Sulla base di questi assunti il governo dell’economia appariva relativamente semplice: quando bisogna stimolare gli investimenti basta aumentare la quantità di moneta circolante nel sistema, il tasso di interesse diminuisce e l’investitore preferirà portare i soldi in Borsa piuttosto che in Banca, mentre la casalinga Maria, spenderà l’85% dei propri soldi in cibarie piuttosto che depositare qualcosa su un libretto di risparmio che non rende niente. Tuttavia nel frattempo le necessità dei mercati divenivano sempre più articolate, le imprese avevano bisogno di liquidità non solo per la produzione corrente, ma anche di finanziamenti per la ricerca (a lungo periodo) o per aggredire nuovi mercati (ad alto rischio) o di assicurazioni sul rischio valutario nei rapporti con l’estero, sul rischio di danni derivanti dal prodotto o sul rischio d’insolvenza di grandi clienti pubblici; la platea dei consumatori invece aveva bisogno di piccoli finanziamenti per acquisti a rate, di carte di credito, di mutui a tassi variabili, ma anche di assicurazioni sanitarie o per il proprio Fondo Pensione; anche gli Stati o gli Enti pubblici che, a loro volta, avevano necessità di liquidità a breve hanno provveduto cedere quote di entrate (tributi) future, a cartolarizzazioni etc. A tutte queste diverse istanze il mercato ha man mano risposto creando delle formule contrattuali di finanziamento e di assicurazione sempre più articolate e sofisticate, i cosiddetti “strumenti finanziari”, che si possono raggruppare in quattro grandi categorie: contratti di debito, di partecipazione, assicurativi, e derivati. Questi ultimi, che in particolare hanno infiammato la creatività degli investitori, incorporano una promessa di eseguire una prestazione basata sull’andamento del prezzo di una o più attività (merci, attività finanziarie, tassi di interesse, valute, ecc.) detta “sottostante”. A questi contratti base, incluse tutte le tipologie di derivati, si può partecipare anche acquistando una mera “opzione”, che a sua volta può essere ceduta o entrare a far parte di un nuovo pacchetto bilanciato (si veda l’articolo sui fondi d’investimento) insieme ad altri titoli. Senza entrare nel merito tecnico di questi strumenti (per non abusare della pazienza del lettore) si può però sommariamente dire che la natura di questi strumenti è essenzialmente aleatoria, ovvero che alla base di quasi tutti questi contratti c’è una sofisticata …scommessa. L’insieme di tutte queste attività finanziarie ha man mano creato una vera economia finanziaria sempre meno collegata con le reali attività economiche “sottostanti”, ed anche con i tassi di interesse dell’economia monetaria. La valutazione di un investimento in uno strumento finanziario complesso viene fatta in base al “rendimento” dello stesso, seguendo metodologie matematiche di carattere probabilistico. Quali siano le attività economiche reali sulla base delle quali lo strumento finanziario (la scommessa) viene creato diventa una nozione di minore rilevanza. Ciò è un po’ come se la casalinga Maria, nel fare la spesa, avesse utilizzato, del suo borsellino, il 5% per cibarie e detersivi, ed il 95% per scommettere, con le altre casalinghe, su quale marca di dentifricio sarebbe stata la più venduta quel giorno al supermercato, mentre i mariti delle casalinghe, scommettono su quale gruppo di casalinghe otterrà il migliore rendimento, dai soldi investiti nella scommessa, entro un’ora, e nel frattempo un passante partecipa all’investimento acquistando una “option” su uno degli strumenti finanziari in corso …. Ad aiutare il creativo processo di insufflazione della bolla finanziaria sono intervenuti poi sia la deregolamentazione del settore, per cui banche, assicurazioni e finanziarie hanno potuto “farsi concorrenza” nell’emissione di strumenti finanziari, sia la comparsa di grandi investitori in cerca di rendimenti garantiti quali i Fondi Pensione, e sia le politiche valutarie che quelle di copertura del debito pubblico. Tuttavia il grano va coltivato e mietuto, il petrolio va estratto e raffinato, i vestiti vanno cuciti e le case costruite, non secondo il calcolo delle probabilità ma nei fatti reali, e la casalinga Maria all’improvviso ha dovuto fare i conti con l’aumento delle materie prime ed ha scoperto che le scommesse fatte sui rendimenti attesi hanno contribuito a far crescere veramente i prezzi del cibo, delle materie prime, delle case, della benzina etc. etc., e che se vuole mangiare a mezzodì, dovrà spendere il 99% del suo reddito in cibo, accontentandosi, per la speculazione, di un “gratta e vinci”.
 

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