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10/04/2010
L’incertezza, l’oroscopo e l’economia.
Riportano i paleoantropologi che nelle tribù dei pitecantropi ogni mattina il sorgere del sole veniva salutato con un coro di grida di sollievo da parte dei maggiorenti del clan. Il comportamento è ancora oggi riscontrabile nei branchi di scimmie che ai primi raggi del sole si allineano sui rami più alti e “cantano” la ritrovata fiducia nella natura e nella vita fino a … sera. Nelle menti di quei primitivi (o delle scimmie) anche il sorgere del sole era un evento portentoso e incerto, esattamente come ogni avvenimento della giornata. L’incertezza totale nel futuro immediato dominava la vita dei nostri progenitori, ed i progetti esistenziali si limitavano alla sopravvivenza quotidiana. Quel tipo di incertezza derivava dalla estrema ignoranza del mondo circostante, e con l’avanzare delle conoscenze alcune incertezze sono venute meno. Matematici, fisici, chimici, ingegneri e scienziati ci hanno abituati a pensare di vivere in un mondo di certezze: il teorema di Pitagora, la legge della gravitazione universale, e=mc2 , la meccanica quantistica, le leggi della trasmissione ereditaria etc. etc. e così ci prefiguriamo la stessa precisione anche in campi dove l’incertezza non deriva dal calcolo dell’orbita di un corpo celeste ma dalla intercorrelazione di comportamenti umani. Nei secoli scorsi ci si rivolgeva ad aruspici, maghi, vaticinatori, oracoli, pizie e astrologi, che prevedevano il futuro osservando il volo degli uccelli, le viscere di un capretto o i fondi del caffè, ai nostri giorni invece la richiesta di certezze è stata traslata agli “esperti” . Ed allora ecco che, per dare sollievo alle incertezze, senza riguardo per le rispettive competenze, anche gli scienziati si dedicano ai pronostici, i matematici alle prognosi, gli statistici alle predizioni, i fisici ai presagi, i medici alle intuizioni e i sociologi al vaticinio. In questa gara di futurologia non potevano mancare gli economisti ed alcuni di loro, si affannano a dare il loro contributo alla lotta all’incertezza, sfornando tabelle, grafici, trends, stime, outlooks, valutazioni e forecasts. Tuttavia le previsioni, anche in economia, non sono un esercizio agevole, vediamo perché. Prevedere significa “individuare il probabile corso degli eventi”; una previsione economica che si proponga di risultare attendibile, dovrà in primo luogo delimitare l’ampio campo del “corso degli eventi” in relazione al periodo di tempo, al luogo, ed al settore specifico in cui un evento potrà verificarsi. È per questo che una previsione economica generalmente inizia con questi preamboli: “nel medio-lungo periodo, nei Paesi che hanno adottato il trattato di libero scambio di tecnologie, il settore del trasporto su gomma potrà presentare…… etc. etc.” Altro punto dolente di una previsione è quello delle informazioni dato che non si può individuare il probabile corso degli eventi senza una adeguata conoscenza della situazione presente. I dati relativi ad un Paese, per un settore dell’economia in un dato periodo di tempo possono essere presumibilmente accettabili. Ma se la “previsione” deve derivare da informazioni complesse di natura diversa (Paesi diversi, settori diversi, tempi diversi) il problema della loro attendibilità assume una rilevanza maggiore in quanto i sistemi di raccolta dei dati difficilmente sono omogenei ed a volte possono essere basati proprio su criteri, tempi e procedure diversi o non esserci del tutto, o essere artefatti in funzione di politiche interne. Si pensi ad esempio ai dati relativi al paniere di beni che i diversi Enti nazionali di statistica includono o escludono ai fini del computo dell’inflazione. È per questo motivo che ai preamboli sopra indicati una previsione economica aggiunge la prudenziale frase “secondo i dati in nostro possesso” [ ….. ] . In seguito il nostro economista dovrà considerare le variabili oggettive della previsione e cioè tutti quegli eventi che possono incidere significativamente su una realtà economica; sinteticamente gli eventi possono essere le “innovazioni” (tecnologiche, dei processi produttivi o informativi), gli “accadimenti naturali” (siccità, inondazioni, variazioni climatiche), le scoperte (nuovi giacimenti, miniere, territori) e gli “atti del principe” (leggi, trattati commerciali, politiche fiscali etc.), tenendo presente che ciascuno di questi eventi potrebbe avere effetti sugli altri. Infine una ulteriore insidia si prefigura in ogni previsione economica: se un rispettabile organismo economico-finanziario rilascia un qualche comunicato dal quale si intuisce un probabile aumento del prezzo della materia prima xx, o del tasso yy, immediatamente si crea, tra gli operatori economici di quel settore, l’aspettativa di un tale incremento. In vista di ciò gli utilizzatori aumentano la domanda della materia prima xx, per farne scorta prima del previsto aumento, mentre i produttori diminuiscono l’offerta di materia xx per poterla vendere a prezzi superiori. Questo stesso fatto, ovvero la mera aspettativa, può far avverare la previsione dell’incremento del prezzo, diventando un evento economico in se. La “bolla” economico-finanziaria derivante dall’aspettativa di un incremento dei prezzi degli immobili negli USA è un esempio tipico di quanto sopra. Non si allarmi quindi il nostro lettore se si parla di “interpretazione delle previsioni economiche” rilasciate dagli Enti nazionali o sovranazionali (si pensi alle previsioni del FMI o della BCE o della FED e così via). Tali Enti ovviamente sono ben consapevoli sia della volatilità delle previsioni, sia del livello di attendibilità dei dati e sia degli effetti che possono ingenerarsi dalle aspettative innescate da una loro previsione. Tant’è che un forecast economico suona più o meno così: “nell’ambito dell’andamento ciclico dei prezzi dei beni primari, secondo i dati analizzati, è presumibile che, nel medio-lungo periodo, nei Paesi che hanno già adottato il trattato di libero scambio di tecnologie, il settore del trasporto su gomma convenzionale potrà presentare dei squilibri prevalentemente dal lato della domanda, al netto dell’incremento dei tassi medi di inflazione riscontrabili nelle stesse aree, in assenza di politiche di intervento fiscale”. Che è molto simile a dire: “per i nati nella prima metà della seconda decade dei Pesci, Marte in opposizione a Plutone creerà, nelle coppie già consolidate con ascendenti di terra, attriti dovuti ad incomprensioni provocate da Giove in sinastria con Nettuno, dio del mare, che simboleggia tutto ciò che è fluttuante e vago, e dunque ideali, ma anche la confusione, e che in trigono con Venere specialmente in presenza di influssi del passaggio della Luna in quarta casa, renderà più interessanti le gite fuori porta”. Anche le autorevoli previsioni economiche quindi vanno a loro volta attentamente interpretate per trarne qualche indizio di realtà, e non c’è da fare affidamento su chi dice di fare previsioni né su chi dice di averle “azzeccate” dato che, mentre gli astrologi si affidano ai pianeti, nella lotta all’incertezza gli economisti si affidano ai …presentimenti, ed infatti quelli bravi, che ne “azzeccano” mezza, vengono definiti “guru” dell’economia. L’incertezza continuerà quindi a predominare nelle nostre esistenze nonostante gli sviluppi della scienza e della tecnica: rispetto ai nostri antenati sappiamo a che ora il sole sorgerà ma, paradossalmente, non siamo certi che la nostra radiosveglia funzionerà. Fernando D’Antonio per salernoplus.it (-riproduzione riservata- …….segue)
 

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