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27/11/2010
I rifiuti, la raccolta differenziata ed il “metodo Mary Poppins”.

Il problema della spazzatura in questo nostro Paese sembra essere diventato cruciale per la stabilità di governi centrali e locali. Alcuni ministri e governanti ci hanno costruito o distrutto le loro carriere politiche, altri tentano di imitarli, i cittadini sono assediati dalla “monnezza” o ricattati dal rischio di trovarsela nelle strade sotto casa, la malavita e gli affaristi organizzati sguazzano nei denari che ricavano dalla situazione, qualche poveraccio conquista un posto di lavoro precario nel grande circo della spazzatura e un certo numero di giornalisti della stampa e della tv hanno quotidianamente qualcosa da scrivere per vendere i giornali. Insomma si è creato un intero sistema a cui “conviene” che ci sia il problema della spazzatura e a farlo sembrare un problema difficile ed irrisolvibile.

Infatti nessuno si chiede più come mai a Berlino, ad Istanbul o a Londra non ci sono cumuli di immondizia per le strade; come avranno fatto questi popoli a risolvere un problema che per noi italici risulta così intricato? La risposta -espressa in termini stringati- è che questi popoli hanno delle classi dirigenti adeguate.

Proviamo a ragionare come un Europeo e ad esprimere un qualche intendimento.

 

Il problema rifiuti ha tre aspetti:

1. La produzione;

2. La raccolta separata;

3. Il trattamento finale.

 

Sul primo problema ovvero il fatto che il nostro sistema industriale e commerciale ci obbliga a produrre un enorme quantitativo di rifiuti, essenzialmente imballaggi e contenitori, è intervenuta anche la Comunità Europea, con delle norme atte a limitare e regolare l’uso di imballaggi superflui o accessori da parte delle industrie e dei rivenditori. Intervenire in questo senso sarebbe compito di legislatori accorti che statuiscano con norme semplici e certe i limiti d’uso di imballi, cartoni, blister, buste e confezioni, nell’interesse dei consumatori e dell’ambiente. Ma questo aspetto non giova alla carriera del politico anzi ci si può fare qualche nemico nella grande e piccola industria del packaging…

Saltando al terzo problema cioè “cosa fare dei rifiuti raccolti” ci rendiamo conto che siamo troppo in la. Oramai non è il caso di parlare di impianti di decompostaggio, di industrie del disassemblaggio, di catene di smontaggio dei rifiuti complessi, o di processi di separazione dei rifiuti tal quale: basta! È troppo tardi perché la “monnezza” è arrivata nei balconi e quindi bisogna bruciarla ovvero, come si dice ora, “termovalorizzarla”. Migliaia di tonnellate di balle, “ecoballe”, sono stoccate in attesa di essere bruciate. Lo scienziato Lavoisiere nel 1700, mentre infuriava la Rivoluzione Francese, espresse un assioma della chimica: in natura nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma. Queste migliaia di tonnellate di “monnezza” quindi si trasformeranno, durante la “termovalorizzazione”, in ceneri, fumi, gas e polveri sottili e saranno sparse nell’atmosfera, nelle acque, nei terreni e nei polmoni di quei cittadini-consumatori che le hanno prodotte. E così quello spazzolone per lavare i pavimenti che abbiamo buttato quindici anni fa nella spazzatura, e che ora giace ecoimballato insieme a scarpe, flaconi, yogurt, bucce di frutta, e varie, ritornerà -sotto forma di polvere sottile- ad intasare i polmoni del nostro nipotino.

Ma, ma dato che siamo in emergenza ben vengano i bruciatori! Specie se consideriamo la mole di opere necessaria per costruirli: strade, viadotti, raccordi etc. e poi impianti & impianti, e poi società di gestione, posti di lavoro, (di lavoro!), di consulenze, di poltroncine, e poi la manutenzione (questi impianti si rompono molto spesso come quelli per il trattamento delle acque nere che già conosciamo), e poi la vendita dell’energia prodotta … (ecologica!).

Quale amministratore pubblico si farebbe scappare tutto ciò?

Anche su questo aspetto quindi è opportuno astenersi da commenti:  business is business.

Ma un piccolo suggerimento si potrebbe dare per l’aspetto della raccolta o meglio della differenziazione della raccolta dei rifiuti. Qualcuno lo chiama il “metodo Mary Poppins” dal nome di quella amabile governante inglese che, per far prendere la medicina amara ai bimbi, la mescolava ad una zolletta di zucchero.

Infatti la raccolta differenziata è una amara medicina per i cittadini: bisogna imparare prima a distinguere i vari tipi di rifiuti, poi a buttarli in determinati giorni e in determinati orari oppure a tenerseli sui balconi quale pre-discarica, poi imparare a cucinare i cibi in funzione del giorno di consegna dell’umido. Poi bisogna comprare i sacchetti speciali per ciascun tipo di rifiuto, e i contenitori aggiuntivi da tenere in casa; poi i contenitori condominiali, poi pagare la ditta che porta i contenitori dentro e fuori i portoni, poi la ditta che lava i contenitori. Poi c’è l’aumento della TARSU per pagare le ditte che ritirano la spazzatura dai contenitori, ed infine bisogna pagare le multe se si sbaglia contenitore o sacchetto o giorno o ora di deposito della monnezza. Tutto ciò se si sta bene in salute.

Per addolcire questa amara medicina e per ottenere un miglioramento della raccolta differenziata sarebbe utile fare leva invece sull’innato spirito italico, liberista e commerciale, e consentire ai cittadini di vendere liberamente e direttamente i propri “rifiuti” alle ditte che si occupano di riciclaggio, senza passare per l’intermediazione degli Enti Locali.

Immaginiamo che in ogni quartiere, per un certo orario, stazionino dei privati veicoli autocompattatori che acquistino in contanti il vetro, o i metalli, o la carta, o le plastiche e così via. All’atto del conferimento il privato responsabile della ditta di riciclaggio peserebbe il vetro, o l’alluminio o la carta e pagherebbe direttamente in denaro il cittadino per la “materia prima riutilizzabile” che gli ha consegnato.

Il tutto a costo zero per il Comune, che potrebbe così limitarsi solo a formare un registro delle ditte private autorizzate, a monitorare i prezzi applicati per le materie prime riutilizzabili, e ad intervenire in caso di abusi (l’italico cittadino usa abusare…). Il Ministero delle Finanze invece dovrebbe semplicemente dichiarare “fuori campo IVA” questo tipo di operazioni.

Attenzione: il metodo dello zuccherino di Mary Poppins, non può sostituire tutto il ciclo attuale dei rifiuti; eppure esso viene applicato da anni in molti Paesi civili. Gli studenti inglesi per esempio, quando vogliono fare qualche soldino, organizzano una bella festicciola tra amici, ed il giorno dopo vanno a rivendersi le lattine e le bottiglie vuote… Forse questo metodo indurrebbe migliaia di napoletani (napoletani solo per l’esempio!) a non buttare in strada le materie prime che possono essere rivendute con soddisfazione e forse, dato che circa l’80% della nostra spazzatura è riciclabile, in un paio di mesi la quantità di rifiuti solidi urbani si ridurrebbe notevolmente. Chissà! 

Forse i Comuni risparmierebbero un po’ di milioni di euro nella gestione della raccolta, nel controllo, nella burocrazia dell’immondizia, nella tenuta delle discariche, etc. etc. e potrebbero dedicare le proprie forze a contrastare il mercato malavitoso dei rifiuti tossici di cui finora parlano solo le lapidi dei cimiteri. Chissà!

Fernando D’Antonio per salernoplus.it (-riproduzione riservata- …….segue)

 

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