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07/07/2007
Imposte e tasse: le mani nel portafoglio.
Lo scienziato e pensatore americano Benjamin Franklin, lo stesso che inventò il parafulmine per intenderci, soleva dire che “su questo mondo due sono le cose sicure: la morte e le tasse”… e, non aveva tutti i torti. Infatti già i Romani chiamavano aerarium il luogo dove veniva custodito il tesoro pubblico (che all’epoca era costituito dal rame “aes”), mentre gabelle, dazi, decime, imposte, accise, tributi, tariffe sono solo alcuni dei nomi utilizzati, nel corso dei secoli, dai governanti per prelevare denari dalle tasche dei cittadini. Dietro le parole ed i diversi nomi però ci sono anche dei fatti, e a volte capire la differenza tra l’una e l’altra imposta, prima di pagare ci può essere di … conforto. Anche se nel linguaggio comune le chiamiamo “tasse”, il nome esatto è: tributi. I tributi possono essere Imposte e Tasse; qual è la differenza? Le “imposte” vengono richieste per sostenere il funzionamento generale dello Stato e degli altri Enti Pubblici, ciò significa che quando paghiamo una imposta, per esempio l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), quei denari andranno a far funzionare il Ministero della Giustizia oppure quello della Difesa o anche quello dell’Ambiente. Quei soldi quindi serviranno a pagare gli stipendi dei magistrati, le auto della polizia, oppure gli affitti dei locali pubblici o la carta delle fotocopiatrici di un Ministero o qualunque altra spesa generale. Le imposte quindi vengono prelevate senza una precisa destinazione. Saranno i governanti a decidere come e quando spendere quei soldi ovvero se comprare più divise per i soldati o banchi di scuola per gli studenti, o se aumentare gli stipendi ai dipendenti pubblici o costruire una nuova prigione. L’IRPEF viene calcolata sul reddito delle persone, cioè sugli stipendi o sui salari, e trattenuta direttamente dal datore di lavoro che la versa all’Erario. Questa imposta è “progressiva” e cioè aumenta man mano che aumenta il reddito per cui chi più guadagna più paga. Una altra imposta è l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) che è tra le più alte ed inique. Essa viene pagata da tutti: lavoratori, impiegati, disoccupati, pensionati e anche dai bambini. Infatti questa imposta si paga ogni volta che si consuma qualcosa perché il prezzo di vendita di quel bene è gravato di una aliquota del 20% che il consumatore paga al momento dell’acquisto del bene e che poi il commerciante deve versare all’erario. Quindi ogni nostro consumo viene assoggettato all’IVA: sia che mangiamo una scatoletta di tonno o che compriamo un’automobile o della carta igienica versiamo all’erario il 20% del prezzo pagato. Anche l’IVA va a sostenere il funzionamento generale dello Stato e degli altri Enti Pubblici ma a differenza dell’IRPEF essa è uguale per tutti, non è progressiva per cui ricchi e poveri pagano la stessa quantità di imposta ogni volta che comprano il pane o un orologio o un libro, e anche l’elemosina ad un mendicante frutterà all’erario il 20% nel momento in cui il mendicante comprerà qualcosa con quei soldi. Si può supporre che anche Benjamin Franklin sarebbe rimasto sorpreso di apprendere fino a che punto di perfezione gli Stati sono arrivati nel prelevare soldi dai cittadini. Anche l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili), serve a sostenere delle spese generali di funzionamento ma in questo caso essa è destinata alle casse del Comune in cui si trova l’immobile; maggiore è il valore dell’immobile maggiore sarà l’importo da pagare. Sarà poi il Comune a decidere come utilizzare i denari ricevuti, ovvero se aumentare lo stipendio dei funzionari comunali o riparare le strade. Ci sono poi altre imposte tra cui l’IRPEG e l’IRAP che colpiscono le imprese con complicate aliquote, ma che finiscono, nella maggior parte dei casi, per essere trasferite sui consumatori finali dei beni o servizi prodotti. A differenza delle imposte le Tasse non devono essere pagate da tutti i cittadini ma solo da quei cittadini che godono di un particolare servizio o sono proprietari di un determinato bene: per esempio la Tassa di possesso dell’autovettura, che comunemente si chiama Bollo auto, è una tassa di possesso. Chi possiede un’auto deve pagare una tassa, chi non possiede l’auto non deve pagarla. Le tasse scolastiche o quelle universitarie vengono pagate solo dagli studenti , la TOSAP viene pagata solo da quei commercianti, che occupano il suolo pubblico, la Tassa di Registro solo da chi registra un atto pubblico e così via. Il ricavato delle Tasse dovrebbe essere destinato a quello specifico settore o ufficio pubblico che ha fornito il bene o il servizio, ma le eccezioni a questa regola sono molte, come del resto le tasse, la cui proliferazione dipende solo dalla fantasia dei governanti e dalla necessità di introitare denari dei cittadini. Le attuali norme in materia di tributi obbligano i cittadini a versare i tributi attraverso procedure e calcoli così complicati che è necessario rivolgersi ad esperti e consulenti, i quali ovviamente vanno a loro volta retribuiti, in pratica è necessario pagare qualcuno per pagare un’imposta. I Romani, che inventarono l’erario 2000 anni fa, tassarono, per le necessità dell’Impero, anche il possesso delle zappe e degli aratri dei contadini, che si impoverirono a tal punto da smettere di lavorare la terra: era l’inizio del declino dell’Impero Romano, ma gli imperatori se ne resero conto quando ormai era troppo tardi… la Storia dovrebbe servire da insegnamento. O no?
 

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