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22/05/2011
Le radici della stagflazione.
Nel precedente articolo su manticore e stagflazione si è tentato di dare una prima nozione di quel fenomeno economico -la stagflazione- in cui si presentano contemporaneamente la deflazione -che si manifesta con una ‘stagnazione’ generale dell’economia- e l’inflazione -che si evidenzia con un aumento generalizzato dei prezzi, o, come si usa dire, del costo della vita. Gli economisti hanno osservato e descritto i due fenomeni ad andamento ciclico ovvero l’inflazione e la deflazione, che possono generare, rispettivamente, la perdita della fiducia nell’uso della moneta oppure la rinuncia all’avvio di attività produttive e il ritorno a economie di sussistenza. Per controbattere gli effetti di questi due fenomeni i vari Ministri dell’economia, chiamati “policy makers”, adottano dei provvedimenti che, secondo il campo di intervento, si classificano come politiche monetarie o finanziarie, industriali o del lavoro, tariffarie o del commercio etc. etc. Questi provvedimenti formano la Politica Economica di un Governo. I provvedimenti di politica economica possono essere semplici rimedi correttivi come variazioni dei dazi doganali, dei tassi di cambio o dei tassi di interesse, o come imposizione di “prezzi politici” per prodotti di base (acqua, pane, zucchero, sale). Altri provvedimenti possono essere di tipo tributario e riguardare le aliquote delle imposte sui redditi o variazioni di tariffe e canoni e accise sui consumi. Vi sono poi delle vere e proprie politiche di riforma del sistema: nazionalizzazioni di imprese, liberalizzazioni, privatizzazioni e ‘deregulation’ di settori economici, riforme dell’apparato previdenziale e pensionistico, o della sanità pubblica, o delle assicurazioni obbligatorie, o etc. etc. In un delicato equilibrio di diagnosi, ricette e terapie i policy makers, tentano di orientare il poliforme, vorace organismo che è il sistema economico internazionale dei nostri giorni, senza poter governare gli imprevedibili effetti collaterali delle loro decisioni. Chiedendo preventivamente venia agli esperti della materia tentiamo di illustrare dei banali esempi di provvedimenti economici di stampo monetarista, e degli effetti attesi. Se un sistema economico mostra la tendenza a un aumento dei prezzi (inflazione) è opportuno drenare liquidità (= aumentare le forme di prelievo fiscale o innalzare i tassi di interesse bancario, o ridurre le forme di assistenza e sussidio). La minore quantità di moneta circolante avrà presumibilmente un effetto di raffreddamento della febbre da inflazione e un riequilibrio dei prezzi. Se invece il sistema economico mostra la tendenza alla deflazione, risulterà opportuno immettere liquidità nel sistema (= ridurre i tributi, diminuire i tassi di interesse, incrementare i sussidi e gli incentivi per investimenti e consumi). La maggior quantità di moneta circolante nelle tasche dei cittadini indurrà ad aumentare i consumi e a riavviare il motore dell’economia. Semplice no? Purtroppo, come anche i medici sanno, terapie e cure seguono una diagnosi, e i farmaci hanno effetti collaterali o allergenici in relazione alla storia clinica di ciascun paziente. Accade così che in un sistema economico, un provvedimento che tenda a drenare liquidità per ridurre l’inflazione e favorire gli investimenti, quale l’aumento dei tassi d’interesse, abbia un primo effetto di raffreddamento dei prezzi, perché i cittadini terranno in banca i propri risparmi per lucrare una maggiore rendita. Ma se il settore bancario non riconosce a sua volta un maggior interesse ai risparmiatori o non utilizza i fondi raccolti per finanziare le imprese, l’effetto atteso non si realizza, anzi si avrà l’effetto collaterale di una diminuzione delle attività, la delocalizzazione all’estero delle fabbriche e, magari, l’aumento del prezzo degli immobili. Nei vari sistemi economici infatti le pregresse politiche economiche, hanno prodotto situazioni complesse e articolate. Nel nostro sistema economico, per esempio, sussiste la stratificazione di strutturazioni economiche di origine medievale, o di carattere corporativo, o di indirizzo catto-socialista o ancora di puro stampo liberista: queste hanno creato mercati interni protetti, forme di quasi-monopolio locale o settoriale, rendite parassitarie legate a fondi pubblici, dualismo nel mercato del lavoro, e una cospicua economia sommersa e di malaffare. Coesistono così due (o più) economie: una parte del sistema arranca ogni giorno nel confronto con riduzioni di prezzi imposte dalla concorrenza interna, dai competitori nazionali ed esteri, dai processi di riconversione e globalizzazione dell’economia. Una seconda parte del sistema invece opera solo nel mercato interno in regime di monopolio di fatto: è il caso del settore del credito (banche/assicurazioni) o dei trasporti o dell’energia (ferrovie/elettricità) o dell’intero settore dei servizi pubblici (istruzione, sanità, giustizia, sicurezza etc.). Questa seconda parte del sistema economico alligna in ambiti determinati per legge, prescinde da concorrenza e competizione internazionale e può quindi determinare autonomamente i propri prezzi/canoni/tariffe in funzione dei propri obiettivi. Dei due sistemi il primo attraversa una fase di deflazione e stagnazione, il secondo contribuisce ad alimentare l’inflazione: insieme generano la stagflazione. Così i provvedimenti dei vari policy makers non producono gli effetti attesi perché il paziente, il nostro sistema economico, è -come una chimera o una manticora- composto da due, tre o più nature diverse: curare una parte ha effetti negativi su un’altra e così via. E mentre si cerca una soluzione che curi contemporaneamente le diverse nature, il sistema economico si avvita su se stesso, ricorre all’indebitamento massiccio, trasla, quando può, sulle generazioni future l’onere del pagamento di debiti e interessi, e declina. Infatti dallo studio degli animali mitici non risulta che chimere e manticore fossero immortali. Fernando D’Antonio per salernoplus.it …segue..
 

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