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14/07/2007
Debito Pubblico e Maastricht.
Al confine con il Belgio sorge in Olanda la cittadina di Maastricht; ne ignoravamo beatamente l’esistenza fino a qualche tempo fa e le nostre vite non ne soffrivano più di tanto. Poi alcuni uomini lungimiranti si sono riuniti a Maastricht ed hanno firmato, in nome dei loro Paesi, un accordo internazionale, che, a differenza di molti altri trattati, impegna i vari Paesi aderenti a condividere delle…. regole contabili. Queste regole, fatte in una cittadina così lontana, hanno una diretta influenza nei nostri borsellini e portafogli così che, per capirne qualcosa è necessario imparare che cosa è il Debito Pubblico, il Prodotto Interno Lordo, il Deficit Pubblico etc. etc. Una delle regole del Trattato di Maastricht infatti impone che il Debito Pubblico di uno Stato non debba superare il 3% del Prodotto Interno Lordo (il P.I.L.): perché? Il P.I.L., come si intuisce dal nome, è la sommatoria economica di tutti i beni e servizi prodotti da una collettività nazionale; esempio: in Italia esistono cave, saline, miniere, che estraggono sale, carbone, etc.; industrie che producono scarpe, frigoriferi, motori, biscotti, etc.; poi ci sono attività agricole e allevamenti che forniscono verdure, frutta, legno, o maiali, polli, bovini da macello, etc. etc. Tutte queste attività producono “Beni”. Oltre a queste attività però sono da tener presenti anche quelle svolte da banche e assicurazioni, da aziende di trasporto di merci e persone, il commercio, l’intermediazione, la ristorazione e naturalmente tutte le attività libero professionali come quelle di medico, avvocato, idraulico, calciatore, etc. etc.; queste altre attività vengono definite “Servizi”. Alla fine di ogni esercizio tutte queste attività esprimono nel loro bilancio il valore della loro produzione, ovvero dei Beni prodotti e dei Servizi resi e quindi, evitando dettagli tecnici, possiamo semplicemente dire che alla fine di ciascun anno, facendo una “grande addizione” di tutti i bilanci di tutte le attività si ottiene un “totalone” del reddito prodotto in Italia che viene chiamato Prodotto Interno Lordo, o, abbreviato, P.I.L. Per intenderci, se l’Italia fosse un unico campo di grano il suo P.I.L. sarebbe rappresentato dai quintali di grano prodotti in un anno e valutati in moneta. Il P.I.L. quindi rappresenta la base di calcolo per sapere quanto un Paese ha prodotto e quanto può quindi consumare, infatti se produco 100 non posso pretendere di consumare 150. Però, se proprio devo consumare di più, posso chiedere un prestito e quindi indebitarmi, verso altri, e quindi consumare di più di quanto produco. L’Italia, come tanti altri Paesi, ha iniziato ad indebitarsi da… sempre. Per indebitarsi i vari Paesi ed i vari Governi hanno emesso ed emettono delle cambiali che assumono diversi nomi quali: Buoni Ordinari del Tesoro, Certificati di Credito, Buoni del Tesoro Poliennali, Titoli di Stato al Portatore, etc. Tutte queste cambiali possono avere scadenze diverse, tre mesi, un anno, cinque anni, e per esempio i Treasury Bonds USA hanno scadenze ventennali; naturalmente tutte le cambiali producono interessi passivi per lo Stato che le emette. Quindi, evitando ancora i dettagli tecnici, addizionando tutte le cambiali che uno Stato emette, e includendo anche gli interessi da pagare sulle cambiali, alla fine di ogni anno avremo un altro “totalone” delle cambiali che lo Stato deve pagare che viene chiamato Debito Pubblico. Oltre alle cambiali però, gli economisti fanno rientrare nel Debito Pubblico, anche gli altri impegni di pagamento che uno Stato ha assunto nei confronti di terzi, ovvero nei confronti di Organizzazioni Internazionali come l’ONU, oppure di Istituzioni Finanziarie come la Banca Mondiale, o anche nei confronti di propri cittadini come le pensioni di invalidità. Tuttavia, per semplificare, resteremo al debito pubblico rappresentato dalle cambiali di Stato: BOT, CCT, BTP etc. Nel recente passato ciascuno Stato si indebitava secondo le proprie esigenze, e lo Stato Italiano, come succede anche ai privati, dopo qualche tempo ha cominciato ad indebitarsi solo per riuscire a pagare gli interessi sulle cambiali già emesse. In quel periodo, anni ’80, il Debito Pubblico si gonfiò a tal punto che gli altri Stati ed in generale gli operatori economici, persero fiducia sia nella capacità di restituzione del denaro prestato, sia nella moneta stessa in cui il debito era espresso ovvero la Lira Italiana, e cominciarono a “svendere” i Titoli di cui erano in possesso. Il risultato fu che nel ‘92 da una parte la Lira si svalutò, in poche settimane del 20%, e dall’altro che lo Stato Italiano, come capita ai debitori insolventi, fu “invitato” dalle autorità monetarie, come il Fondo Monetario Internazionale, a ristrutturare il proprio Debito Pubblico e cioè ad aumentare imposte e tasse, diminuire la spesa pubblica e vendere le migliori aziende pubbliche. Questo processo è ancora in corso dato che in definitiva il Debito Pubblico è debito della collettività, ovvero di ognuno di noi, e che i debiti dei genitori dovranno essere pagati dai figli e dai nipoti. Eppure i governanti che all’epoca hanno sottoscritto in nostro nome le cambiali che ora stiamo pagando, vengono ricordati con l’affetto riservato ai benefattori… Aderendo al trattato di Maastricht lo Stato Italiano ha dovuto accettare, tra le altre, anche la regola per cui il Debito Pubblico non può superare il PIL più del 3%, (ovvero se produco 100, posso indebitarmi solo fino a 103), ciò quindi significa che i nostri attuali governanti non possono farci indebitare oltre quel limite: per i nostri nipoti sarà una fortuna.
 

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