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21/07/2007
Monopolio, trust e bachi da seta.
Se non si è pronti ad affrontare un “discorso sui massimi sistemi” il consiglio è quello di smettere immediatamente la lettura di questo articolo, altrimenti…. La parola ‘monopolio’ ci deriva dal greco e rappresenta una situazione in cui esiste un unico soggetto che offre in vendita qualcosa. Un esempio antico di monopolio è quello della seta, che era prodotta solo in Cina e venduta solo dai mercanti arabi per secoli. Un esempio di monopolio in Italia è quello delle sigarette, il cui “unico soggetto che offre in vendita” è lo Stato, attraverso l’Ente preposto, e di questo possiamo anche non curarci tanto: è un problema dei fumatori (che hanno visto decuplicare il prezzo delle sigarette in pochi anni…) Ma fino a pochi anni fa anche il sale da cucina era monopolio di Stato, e ciò, al contrario dei tabacchi, interessa un po’ tutti, perché il monopolista, essendo l’unico offerente di un prodotto, è anche il soggetto che ne impone il prezzo di vendita, e ne intasca quindi i profitti. Inoltre il desiderio di tutelare il proprio prodotto ed aumentare le vendite induce il monopolista ad espandersi sempre più: il monopolista della pasta, per fare un esempio, tenderà a comprare tutto il grano esistente per produrre la sua pasta, e poi a comprare direttamente i terreni per produrre il grano; in seguito tenderà a comprare i veicoli che trasportano la pasta ai supermercati ed infine acquisirà anche i supermercati e le catene di distribuzione. Quando un monopolista riesce a fare questo percorso controlla non solo pasta ma anche una buona parte del mercato alimentare. Gli economisti chiamano questa aggregazione di monopolio con un nome inglese: il Trust. Ma non è finita qui. Si deve considerare infatti che esistono “trust” per ogni tipo di prodotto, e trust per ogni Paese. Quello che accomuna tutti i trust è l’impiego di capitali. Si sono quindi create nel tempo delle superbanche d’investimento, dei trust del… denaro, che gli economisti chiamano Holding. Una Holding può raggruppare vari Trust e formare un “Cartello”. Un esempio di “cartello” per non andare troppo nel vago, è quello delle società petrolifere, una volta definite “le 7 sorelle” dato che erano infatti sette le compagnie che controllavano tutta la ricerca, estrazione, raffinazione, confezione, trasporto e distribuzione del petrolio mondiale. Accade in questi casi che il monopolista, sempre nell’intento di tutelare il proprio monopolio (trust, o holding), riesca, direttamente o indirettamente, a tenere le redini di un governo: le prime leggi “antitrust” emanate negli USA risalgono al 1930. Ma non è finita qui. Con l’innovazione tecnologica informatica e telematica le barriere naturali di tempo e spazio tra i diversi monopòli (trust, holding, cartelli), si sono pressoché azzerate, gli scambi economici e finanziari durano 24 ore al giorno sulle diverse Borse del pianeta, dando luogo alla “economia globale”, che elude le norme antitrust ed è spesso indipendente dai controlli degli Stati. Tuttavia non è finita qui. Oltre al monopolio come sopra descritto esistono le forme derivate e meno evidenti: il duopolio, ovvero quando due monopolisti si accordano per dividersi il mercato; l’oligopolio, ovvero quando i monopolisti sono più di due e si accordano per simulare la concorrenza, ma per praticare di fatto gli stessi prezzi. Non dovrebbe esserci bisogno di esempi dato che tutti noi abbiamo potuto sperimentare di persona le offerte delle assicurazioni o delle banche, o quelle dei gestori dei telefoni o anche i prezzi delle diverse marche di sapone per lavatrici, scoprendo che sono, di fatto, simili. Ma ci sono ancora sviluppi in corso e novità che riguardano non più il monopolio di un prodotto, ma quello dei brevetti, dei diritti d’autore, delle innovazioni scientifiche. Il codice genetico (DNA) di piante ed animali generati nei laboratori, può essere depositato come un brevetto -come accade per i programmi dei computer- ed ha dato luogo a monopoli specifici per produrre sostanze alimentari, medicinali o prodotti industriali speciali. Dopo questa rapida occhiata ai massimi sistemi internazionali vediamo la situazione di casa nostra. Gran parte dei monopòli in Italia erano monopòli di Stato o pubblici. La mano pubblica già dagli anni trenta gestiva, direttamente o indirettamente, vari settori tra cui: miniere, ferrovie, poste, telecomunicazioni, elettricità, radio, televisione, autostrade, costruzioni e trasporto aeronavale, assicurazioni, banche, sale, tabacchi, petrolio e derivati, lotterie etc. etc. Questo peculiare sistema economico di monopolio “nazional-popolare” riusciva a reggere la concorrenza estera dei cartelli sopra descritti attraverso barriere doganali, svalutazioni della lira, ed un indebitamento pubblico crescente, a tal punto da rasentare, nel ’92, la bancarotta di Stato. Da allora è iniziata una battaglia per rimanere nel novero dei Paesi sviluppati e l’Italia ha dovuto vendere il proprio portafoglio di aziende pubbliche monopolistiche; gli interventi per risolvere la situazione sono stati le privatizzazioni e le liberalizzazioni; qual è la differenza? La privatizzazione consiste nella vendita a soggetti privati di un’azienda del monopolio pubblico: da quel momento il monopolista da pubblico diventa privato, ad esempio le autostrade che prima appartenevano alla mano pubblica ora appartengono ad un imprenditore privato (e si veda all’inizio di questo articolo come va a finire la storia). La liberalizzazione invece è l’apertura di un settore economico -che prima era gestito in monopolio- ad altri soggetti (pubblici e/o privati); ad esempio la produzione di elettricità, che prima poteva essere fatta solo da un soggetto pubblico autorizzato (ENEL) dopo la liberalizzazione del settore potrà essere gestita da vari investitori sia privati che pubblici (ed anche in questo caso si rimanda alla prima parte del presente articolo alla voce Holding). Ma questi due aspetti hanno bisogno di una trattazione a parte e quindi per non annoiare il lettore li tratteremo in una prossima occasione A proposito: il secolare monopolio della seta cinese ad un certo punto si dissolse perché, narrano le leggende, una tal principessa o un tal monaco riuscirono a contrabbandare dei bachi da seta in Italia; anche le leggende danno insegnamenti.
 

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