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11/08/2007
Giovanni, Maria ed il prezzo del denaro.
Presso gli antichi popoli il debitore che non era in grado di restituire un prestito diventava schiavo, insieme alla propria famiglia, di colui che gli aveva prestato del denaro, ed il fatto non era tanto piacevole se si considera che lo schiavo perdeva ogni diritto e diventava una ‘cosa’ del padrone. Ancora oggi questa pratica si ritrova in varie culture e popolazioni. Nei sistemi socio-economici più avanzati invece il problema del prestito in uso e della restituzione del denaro è stato, nel corso dei secoli, affievolito da una serie di “invenzioni finanziarie” tra le quali il tasso di interesse. Quando si usa un bene altrui per un determinato periodo di tempo si paga un corrispettivo; e così l’uso di un appartamento o di un magazzino prevede il pagamento di una pigione; l’uso di un automezzo prevede un canone di noleggio come anche l’uso di un ombrellone sulle torride spiagge estive. Se invece si richiede e si usa una somma di denaro il corrispettivo da versare al proprietario del denaro si chiama “interesse”, inteso nel senso di ”compartecipazione” al rischio/beneficio derivante dall’impiego del capitale prestato. La misura della compartecipazione viene definita “tasso di interesse” e si calcola con una percentuale sul capitale stesso. Ad esempio: se richiedo in uso un capitale di 600,00 euro, ed il tasso è stabilito nella percentuale del 4% all’anno, l’interesse, ovvero il prezzo del denaro, che dovrò versare dopo un anno sarà pari a 24,00 euro. Se invece restituisco il capitale dopo soli sei mesi l’interesse sarà pari a 12,00 euro, secondo la formula seguente: capitale x tasso% x giorni /360 = importo degli interessi. La percentuale infatti deve essere applicata in relazione al tempo di uso del capitale. Applicando la formula ciascuno potrà divertirsi a calcolare gli interessi che dovrebbe pagare se prendesse un capitale in prestito, anche se, per il calcolo dell’interesse di prestiti con restituzioni rateali, o pluriennali o con rate diversificate, sarà bene chiedere l’intervento di un contabile finanziario. Ma se Giovanni o Maria, che devono comprare una casa, o avviare un’impresa, conoscono l’ammontare del capitale necessario e possono prevedere in quanto tempo lo restituiranno, chi stabilisce quale è il tasso dell’interesse da applicare? Vediamo un po’… Nelle economie avanzate, nel senso di interdipendenti, tutti gli scambi commerciali, tutti gli investimenti, tutti i consumi avvengono attraverso la moneta che rende possibile la velocizzazione e la pluralità degli scambi. La moneta, o meglio il costo della moneta, è quindi una voce importante in tutti i settori della economia: l’imprenditore deve calcolare, insieme al costo del lavoro e delle materie prime da trasformare, anche il costo del denaro preso a prestito e lo incorpora nel prezzo di vendita del proprio prodotto. Siccome ciò avviene per qualsiasi prodotto e per qualsiasi attività si può dire che il costo del denaro è una componente di costo di tutti i beni e servizi dell’economia e che quindi il tasso di interesse ha effetti su tutta l’economia, esso è il “prezzo dei prezzi”, e chi controlla questo prezzo, controlla la quasi totalità dell’economia. Per ottenere determinate quantità di moneta è necessario rivolgersi ad una banca o ad un istituto finanziario, tuttavia le banche a cui ci rivolgiamo non sono i produttori della moneta, ma solo dei “rivenditori” (o intermediari) del denaro, che viene invece emesso da una sola istituzione ovvero la Banca Centrale. Fino a qualche anno fa la Banca d’Italia era l’istituto di emissione dello Stato Italiano e, semplificando, aveva il compito di emettere e far stampare o coniare dalla Zecca di Stato, la quantità di lire italiane circolanti. Con l’adesione al Trattato di Maastricht e l’introduzione dell’euro, questa funzione viene adempiuta dalla Banca Centrale Europea, BCE, che ha sede a Frankfurt. È la BCE quindi, come si legge sulle banconote che abbiamo nei portafogli, che, su indicazione dei Ministri delle Finanze dei vari Stati aderenti alla moneta unica, fa emettere la quantità di moneta cartacea e metallica, che circolerà, e che stabilisce il primo tasso a cui cede alle banche nazionali ed alle banche commerciali i capitali richiesti. In questo caso la percentuale viene definita “tasso di riferimento”, ed è il prezzo base del denaro per l’area dell’euro che al marzo 2007 risulta del 3,75%. Dalla Banca Centrale quindi dipende sia la quantità di moneta in circolazione sia il tasso base al quale la moneta sarà ceduta alle Banche, e sia quindi la possibilità per Giovanni o Maria di comprare la propria casa, o avviare l’attività. Infatti ciascuna Banca privata rivenderà o ricollocherà poi gli ammontari monetari acquisiti ai propri clienti, maggiorando il prezzo base (3,75% ovvero il tasso di riferimento di quel periodo) con le proprie aliquote di guadagno, di rischio cliente, di costo del servizio, di oneri, commissioni, spese di apertura/chiusura, forfetarie, etc. etc. etc. In relazione a tutte queste voci quindi ciascuna Banca potrà, come un qualsiasi altro imprenditore, praticare tassi di interessi più o meno elevati alla propria clientela, e, con l’arrivo di Banche estere anche in Italia, la concorrenza tra i vari rivenditori di denaro è notevolmente aumentata: così anche Giovanni o Maria, quali possibili clienti hanno oggi la possibilità di negoziare con diversi Istituti per ottenere un prestito alle condizioni migliori.
 

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